Agenzia Growth hacking Italia: il nostro servizio – I migliori Growth Hacker per la tua Azienda, vediamo in cosa consiste.

Il growth hacking è un processo di marketing che mira alla crescita del business. Lo dice il nome stesso, ma si fa presto a dire crescita. Le variabili in gioco sono tante e per gestirle al meglio è opportuno affidarsi a dei professionisti, come il nostro team di Tre Radici Media Groups.

Cos’è il growth hacking

Il growth hacking si può definire come una metodologia basata sulla sperimentazione rapida di diverse soluzioni per trovare quella più adatta a raggiungere un obiettivo di crescita aziendale; ogni azione viene tracciata e analizzata. Viene definito anche un approccio, ma questa definizione potrebbe distogliere l’attenzione dalla componente di concretezza che dovrebbe invece caratterizzare questo ramo del marketing. Un’altra definizione ancora è quella di processo, che ne sottolinea la continuità. Il growth hacking, infatti, non è un’azione di marketing da compiere una tantum, bensì una strategia ben precisa che mira ad obiettivi concreti di crescita.

Che differenza c’è tra il growth hacking e il web marketing tradizionale

Nella parola chiave “crescita” troviamo una grossa differenza con il marketing e web marketing tradizionali. Non che questi ultimi non mirino alla crescita del business, anzi, ma si concentrano soprattutto su tipi di obiettivi/azioni come l’awareness e l’acquisizione di nuovi contatti/clienti. Il growth hacking, avendo come meta principale la crescita, si dedica soprattutto ad altri micro-obiettivi/azioni, come l’activation, la retention, la revenue e il referral.

Senza usare termini troppo tecnici, le due metodologie hanno approcci diversi ma una non esclude l’altra, anzi, sono entrambe utili in momenti diversi della vita di un’azienda. Il growth hacking, infatti, è caratterizzato da una certa velocità operativa, quindi viene messo in campo quando si vuole ottenere una crescita rapida del business, come può essere utile alle startup, ad esempio. Gli obiettivi di crescita a breve termine muovono il growth hacking, mentre il marketing tradizionale parte da quelli a lungo termine.

Quando è nato il growth hacking

Questa metodologia di marketing è piuttosto recente e la sua nascita ufficiale è databile al 26 luglio 2010, quando Sean Ellis, nel suo blog, pubblica un post dal titolo “Find a Growth Hacker for your startup”, cioè “Trova un Growth Hacker per la tua startup. Ma cosa voleva dire con questo post? Ellis era ed è tutt’ora un famoso consulente di marketing che ha lavorato per Dropbox ed Eventbrite, tra gli altri.

Già all’epoca veniva chiamato dalle aziende, anche grandi, che avevano difficoltà a crescere e, in meno di un anno, il consulente era in grado di riportare in crescita queste realtà; nel fare ciò, aveva messo a punto un metodo che infine presentò nel post che rese famoso il growth hacking.

Se anche non conoscete il suo nome, avrete probabilmente fatto esperienza di qualche sua idea. Un esempio su tutti? La modalità di aumento dello spazio gratuito disponibile su Dropbox attraverso l’invito di altre persone a iscriversi al servizio. Grazie a questa idea, Dropbox è diventato il servizio di cloud storage che noi ora tutti conosciamo (e utilizziamo).

Strategie di growth hacking

Come abbiamo già accennato, il growth hacking si basa sulla sperimentazione continua e rapida di soluzioni da mettere alla prova per trovare quella che permette di crescere meglio e in maniera ottimizzata. Le strategie che si possono mettere in campo sono diverse, ma tutte dovrebbero seguire delle linee guida.

Innanzitutto, si dovrebbe partire dagli obiettivi di marketing più grandi, da suddividere in obiettivi più piccoli su cui applicare le strategie di growth hacking. Ad esempio, il macro obiettivo può essere l’aumento delle visite al sito web, suddivisibile in un raddoppio dei contenuti pubblicati, in una diminuzione del 10% del tasso di rimbalzo dal sito, in un raddoppio della frequenza di invio newsletter. Tutti questi sono piccoli obiettivi da raggiungere e strategie da applicare per aumentare le visite sul sito web, ma per una corretta strategia di growth hacking tutto questo non basta. Occorre tracciare ogni obiettivo e per ognuno, uno alla volta, elaborare esperimenti e A/B test per verificare quali azioni funzionano meglio. Ma non finisce qui, la soluzione “vincente” deve essere ripetibile e scalabile.

Ci vuole metodo, ci vuole competenza, ci vuole creatività̀.

Insomma, per fare growth hacking servono degli specialisti, come i nostri web marketer di Tre Radici Media Groups.

Strumenti per fare growth hacking

Fare qui un elenco di tutti gli strumenti che servono per fare growth hacking non è possibile e nemmeno utile, ma possiamo menzionare alcune tipologie di tool indispensabili. I più importanti sono gli strumenti di monitoraggio del proprio sito web e delle piattaforme che utilizzate per promuovere la vostra attività, primi tra tutti i social network.

Se con la conoscenza basica di Google Analytics non è così difficile vedere quante visite totalizza il sito, da dove arrivano e come vanno le conversioni, conoscere nel dettaglio come si muove l’utente e come stanno funzionando le strategie di growth hacking messe in campo è tutto un altro discorso. Una conoscenza approfondita di Google Analytics, come quella che può garantire la nostra agenzia, è il primo passo per studiare bene cosa fanno gli utenti sul vostro sito e come stanno funzionando gli “esperimenti” avviati; esistono tuttavia tanti altri strumenti che permettono di tracciare in maniera precisa tutto ciò che avviene sul sito.

L’analisi approfondita è necessaria per valutare la qualità delle visite arrivate sul sito e l’efficacia delle campagne pubblicitarie e promozionali avviate. Il growth hacking si basa sulla verifica continua di soluzioni e strategie, perciò i tool di monitoraggio sono estremamente importanti. Altrettanto importante è saperli implementare e usare. Infatti, un buon team di growth hacking dovrebbe essere composto da un esperto di web marketing, un programmatore e un product/project manager che coordini il tutto. Ognuno di questi tre professionisti deve padroneggiare almeno un aspetto dell’attività di monitoraggio e analisi dei dati.

Il budget per il growth hacking

Il growth hacking non è una strategia di marketing a costo zero. Non si può crescere senza spendere nulla. Tuttavia, in questa metodologia il budget viene gestito in modo diverso. Basandosi soprattutto sull’elaborazione di piccoli esperimenti utili a individuare la soluzione migliore per crescere, il growth hacking suddivide un budget iniziale in tanti piccoli budget da destinare ai test. In breve si valuta quale soluzione dà il miglior ritorno sull’investimento e quindi si decide di allocare il budget maggiore su quella. Con il growth hacking non è detto che si spenda meno, ma sicuramente si può spendere meglio e in modo diverso.

Se siete interessati ad applicare le strategie di Growth Hacking alla vostra attività̀, contattateci per parlare del vostro progetto e dei vostri obiettivi di crescita!

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